Incerto mondo

Enrico Campofreda

Basil, cronaca di una morte annunciata

Basil, cronaca di una morte annunciata

La vita di Basil Al Araj si è fermata a trentaquattro anni. Spesi e studiare, scrivere e lottare. Come profugo sulla sua terra, destino comune a milioni di palestinesi. Già da ragazzo, figlio d’una patria occupata e vessata, era coi coetanei a protestare e gettare sassi sul simbolo e lo strumento dell’oppressione: l’esercito di Tel Aviv. Lo stesso che il 6 marzo scorso l’ha crivellato di colpi. Quindi ha condotto il cadavere in un luogo segreto, perché di lui non si parlasse più e l’omicidio non provocasse manifestazioni di dolore e rabbia. Un’illusione. Lo scempio subìto è stato denunciato dal Fronte Popolare di Liberazione Palestinese, assieme ad altre sigle politiche della resistenza nei Territori Occupati.

Per aver da tempo intrapreso la strada di difesa dei diritti violati dal sionismo, per una lotta da condurre con la l’arma della controinformazione, senza disdegnare le stesse armi, Basil un anno fa era finito nelle prigioni dell’Autorità Nazionale Palestinese, che contro la militanza combattente collabora con l’esercito israeliano per il vanto di Abu Mazen. L’intellettuale era stato condannato a sei mesi di reclusione e, per protesta e dissenso proprio verso la politica collaborazionista, aveva intrapreso uno sciopero della fame. Israele lo considerava un terrorista tout court, applicando la teoria che marchia come tali attivisti palestinesi adulti impegnati nella resistenza armata, come pure donne e bambini delle cittadine dove i militari con la stella di David impongono una soffocante repressione.

Uscito dalla prigione dell’ANP per Al Araj è iniziata la caccia di Tsahal e degli agenti del Mossad. Poco ha potuto la protezione di parenti e amici. La casa di famiglia presso Bethlehem, era da tempo inagibile per essere stata più volte razziata dall’esercito, e per una sorta di caccia all’uomo subìta dagli stessi familiari. Dopo aver brevemente vagato in uno spazio ossessivamente controllato, lo scrittore aveva trovato rifugio in un’abitazione di Ramallah presa in affitto. Nella stanza dov’era costretto a trascorrere una sorta di prigionìa volontaria era circondato da libri di lettura. Ora uno zio lancia un’accusa senza appello all’Autorità palestinese, a suo dire è la responsabile della soffiata ai militari che hanno compiuto il raid assassino.

Basil era un faro per la nostra gioventù e lascia una traccia indelebile nel lavoro di ricostruzione della storia palestinese” quella che Israele vuol cancellare. Lo afferma Hamza Aqrabawi, una guida egualmente interessata alle vicende dell’occupazione della Palestina storica che tuttora organizza tour in Cisgiordania per testimoniare le usurpazioni cui i palestinesi sono sottoposti. Non è detto che potrà continuare a farlo. Lui ha promesso che s’impegnerà in ogni modo per proseguire, anche in memoria del compagno assassinato che del suo popolo, della propria storia e della conservazione della memoria era un appassionato sostenitore e divulgatore.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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