Incerto mondo

Enrico Campofreda

Bamiyan, la soave presenza dei Buddha scomparsi

Bamiyan, la soave presenza dei Buddha scomparsi

Lo scultore, documentarista e istallatore francese Pascal Convert si è recato di recente nella provincia afghana di Bamiyan, sostenuto dall’ambasciata francese e da una società specializzata in sopralluoghi di patrimoni artistici danneggiati. Il sito visitato è quello delle famose sculture giganti dei Buddha che, quindici anni or sono, vennero sbriciolate da centinaia di chilogrammi di tritolo. Un’infamia contro un patrimonio artistico dell’umanità compiuto dalle milizie talebane nel quinto anno del loro governo afghano. L’artista transalpino ha utilizzato per le osservazioni un piccolo aereo e un drone, armato di sola macchina fotografica, non dei missili che lì usano i contingenti Nato tuttora occupanti. Lo scopo dell’iniziativa è sicuramente documentario e di studio dei luoghi dove ci sono più di settecento grotte in cui per secoli hanno vissuto monaci ed eremiti. Molte celle scavate nella roccia s’affacciano sulla maestosa catena dell’Himalaya, con le sue nevi perenni e paesaggi mozzafiato che indubbiamente spingono alla meditazione. Sotto le pareti dominate dalle imponenti statue di Buddha sorgeva una cittadina le cui vestigia sono ancora presenti.

Certo, la tipologia della roccia aveva conosciuto un’azione erosiva e gradualmente distruttiva ben prima che si scatenasse la follìa iconoclasta talebana. Restano, comunque, alcuni esempi quasi intatti, il mausoleo è uno di questi, che rendono giustizia al principio di creatività umana e alla sua ispirazione oltre che venerazione. Eppure i Buddha non sono scomparsi. Su tutta la vallata lo spirito delle statue gigantesche fa sentire una presenza che non è inquietante, ma si percepisce da ogni angolo. La traccia geometrica presente in quelle nicchie, che ben fanno identificare la possenza di quell’assenza, è un grandioso fantasma che domina il paesaggio. E’ un’impronta massiccia, un soave dominio dello spazio oltre ogni tempo, capace di riempire gli occhi di luci e ombre, di pieni e di vuoti. Secondo Convert: “la falesia di Bamiyan è un luogo dove la pace, la dolcezza, il sincretismo religioso possono essere distrutti dall’intolleranza. Restano davanti allo sguardo di chi osserva il dolore e le ferite aperte delle grotte“. Restano in ogni caso imperiture.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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