Incerto mondo

Enrico Campofreda

Al-Qassemi, il sultano dell’arte

Al-Qassemi, il sultano dell’arte

Era noto per i commenti a tutto tondo su testate occidentali (Financial Times, The Guardian, The Indipendent) e per aperture agli artisti arabi. Il sultano Sooud Al-Qassemi sembra un alieno agli occhi delle monarchie vicine per geografia politica, interessi di mercato e di borsa che certe libertà di pensiero, seppure nelle enclavi dell’arte, non apprezzano affatto. Lui, invece, prosegue a dialogare con giovani creativi nell’emirato qatarino, dov’è di casa. Ritiene che gli artisti rappresentino la rabbia e le esigenze della società. Li considera fondamentali perché sono connessi con la gente. “Le loro esperienze pulsano per le strade. Differentemente dagli apparati di governo, che non dialogano con l’uomo e la donna comuni, l’arista coglie l’anima del popolo e la rappresenta. E’ accaduto in Egitto prima della stessa rivolta del 2011”. Questo dichiara il sultano modernista in un recente intervento su Al Jazeera. Considera l’arte quale impareggiabile strumento di lettura della società e, in tanti casi, come termometro degli umori e previsione degli eventi. Qassemi riconosce al ceto intellettuale la vitalissima funzione di sopperire all’assenza di società civile, libera espressione e partiti politici, a quella mancanza di confronto democratico e pluralista in certi Paesi arabi. Dice sia una riflessione che deve partire dall’interno, superando stereotipi.

In tanti scrivono su di noi, ma pochi di noi scrivono sul nostro mondo. Personalmente ho iniziato a farlo e per ampliare il raggio d’azione scrivo in inglese”. Alla stampa mainstream non par vero di trovare un interlocutore colto col la keffia, che diventa mediatore fra due mondi, dove le politiche radicali del militarismo occidentale e del jihadismo mediorientale, cercano un sanguinoso confronto muscolare. Mentre, da parte sua, l’economia globale pensa con cinismo solo al proprio tornaconto finanziario, con o senza scontro di civiltà. Ma nel ricordare chi ha patito e pagato di persona l’opposizione al potere: gli egiziani George Bahgoury, esiliato per le critiche a Sadat, Ahmed Basyouni, ammazzato nell’Egitto rivoltatosi a Mubarak, sultan Qassemi poco o nulla riferisce su quelle petromonarchie di cui il Qatar fa parte. Soprattutto sulla dinastia Saud che gli artisti interni ed esterni continua a perseguitare, chiedendo l’applicazione d’una severa Sha’ria, com’è accaduto mesi addietro. Mentre nel minuto ma ricchissimo Emirato di casa, la dinastia Al-Thani inanella tradizione e grandi affari con gli imperialismi del mondo ma ben poche libertà di pensiero. L’epigono al potere (Tamim) come tutti gli emiri s’occupa di petrodollari, che prendono anche le vie incontrollate della “cultura della guerra” (Siria e non solo), fregiandosi di sponsorizzare team calcistici (Barcellona) e grandi eventi (mondiali di calcio del 2022. Di quel mondo dorato e socialmente immutabile, Qassemi, come la professionalissima emittente televisiva di Doha, fa la coscienza critica potendo trasformare quasi nulla. Paiono entrambi due marziani a corte.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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