Incerto mondo

Enrico Campofreda

Ahmed Douma, una vita di passione e galera

Ha ricevuto in questi giorni l’ennesima condanna Ahmed Douma, attivista anti regime per eccellenza, perseguitato addirittura da tre presidenti d’Egitto. E condannato anche all’ergastolo, torturato, isolato, ma per fortuna ancora vivo. Iniziò Mubarak ad arrestarlo, nel 2009 quand’era studente dell’Università di Tanta. Se n’era andato sul confine di Gaza a manifestare solidarietà ai palestinesi che avevano subìto i massacri israeliani con l’operazione “Piombo fuso”. Ahmed fu accusato di attraversamento illegale del confine e condannato a un anno da scontare nel carcere di Tora dove venne torturato. E’ ovvio che il 25 gennaio 2011, allo scoppio dei tumulti di piazza Tahrir, fosse come altri fuoriusciti dalle patrie galere in prima fila a gridare contro il tiranno.

Eppure una volta caduto Mubarak, trovò altri repressori sulla sua via: i militari del Consiglio Supremo che l’arrestarono nel gennaio 2012 per incitamento alla violenza contro l’esercito. Lo salvò, ma solo parzialmente il presidente islamista Morsi. Alla sua elezione ci fu un’amnistia per gli attivisti. Ma nell’aprile 2013 Douma venne condannato anche dall’amministrazione islamista per aver definito il nuovo capo di Stato killer e criminale: sei mesi di galera. Scontati e nuovamente libero, il 3 dicembre dello stesso anno si ritrovò i poliziotti in casa che l’accusavano di aver animato le proteste contro ‘i processi e le corti militari per i civili’. Da quel momento le sentenze divennero più pesanti: tre anni di reclusione. Poi addirittura l’ergastolo in base alle leggi antiprotesta varate sotto il regime di al Sisi.

Il suo nome divenne noto assieme a quelli di altri attivisti egiziani che si battevano per libertà e diritti umani, le sue cause furono sostenute da associazioni internazionali, però da quel periodo Ahmed non uscì più di galera. E quella che era stata una storia d’amore e di protesta con l’attivista e blogger Nourhan Hefzy, coronata sei anni fa dal matrimonio, è diventata una contraddizione per la gabbia della prigione. Ahmed è un uomo tenace, un combattente, ma cosciente della nera realtà che sta affliggendo la vita sua e di milioni di egiziani, due mesi fa ha scritto una struggente lettera alla consorte dicendole di non sentirsi legata e di fare la sua vita. Come fosse diventata vedova. Così il ‘Che’ egiziano, come gli oppositori ai militari chiamano Douma, mostra il suo volto romantico e decisionista. Ciò che farà Nourhan si vedrà, quel che può fare il mondo libero è liberare Ahmed.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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