Incerto mondo

Enrico Campofreda

Afghanistan, Requiem eroico per i reporter

Afghanistan, Requiem eroico per i reporter

Arsan Fahim – stesso cognome d’un potente e ormai defunto signore della guerra afghano, ma nessun legame familiare – è un pianista. Sta ultimando gli studi presso l’Istituto Nazionale di Musica in un Paese dove neppure le note soavi riescono a coprire le urla di dolore provenienti dalla quotidianità. Un’esistenza tetra perché la morte s’aggira macabra  in ogni angolo, introdotta dall’occupazione militare della Nato e infiammata dal fondamentalismo politico-religioso di jihadisti e di criminali come appunto i warlords che da decenni s’arricchiscono sulla cronica instabilità della nazione. Arsan è uno dei tanti ragazzi afghani che cercano in ogni modo una normalità esistenziale, attraverso lo studio, le arti e quelle attività della mente perseguitate dai talebani e spesso dagli stessi governi “democratici” sostenuti dall’Occidente che pongono mille problemi e ostacoli all’associazionismo culturale, riempendolo di sospetti.

Nell’aprile scorso il giovane, rimase scioccato da uno dei tanti terribili attentati succedutosi a Kabul e iniziò a comporre un brano.  Il 1° maggio un duplice attentato colpì nove giornalisti attirandoli in trappola con un’esplosione che, nello stesso luogo, seguì una precedente che aveva già mietuto vittime. I cronisti, accorsi per offrire testimonianza della strage, furono coinvolti nella successiva esplosione assieme al personale di soccorso. Ai già diffusi allarmi, dall’inizio del 2018 l’Afghanistan ha registrato l’accanimento stragista con cui s’è sviluppata una sorta di lotta per il ‘primato della morte’ fra talebani e jihadisti del Daesh. A farne le spese gente comune, poliziotti e addetti ai lavori, fra cui appunto giornalisti. Arsan ha individuato quest’ultimi come un fondamentale anello per la diffusione della verità e a loro ha dedicato il suo pezzo musicale, breve ma intenso. “Tramite la musica voglio divulgare un messaggio quanto più ampio possibile che raggiunga milioni di persone e sia più potente della politica. La musica non ha limiti né confini”. Come il ricordo di chi si sacrifica per la vera libertà.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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