Incerto mondo

Enrico Campofreda

Afghanistan, Malalai Joya, le corazze e la violenza sulle donne

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Ha camminato a lungo, giorni fa, per le strade centrali di Kabul. Protetta più che dal burqa da un’armatura che ne difendeva le forme, pur disegnate sul metallo. L’anonima studentessa è stata fotografata e l’immagine è subito rimbalzata da media a media un po’ in tutto il mondo. Non tutti sottolineavano il motivo della protesta: le molestie sessuali, i rapimenti, gli stupri che in Afghanistan donne giovani e mature subiscono ovunque, ma in troppi casi fra le mura domestiche. Una vergogna, purtroppo, ampiamente diffusa in ogni latitudine, al di là di fedi religiosi, fondamentalismi o secolarismi emancipati solo a parole. A qualche giorno di distanza dal provocatorio gesto della studentessa è seguito, sempre a Kabul, un altro flash mob. Stavolta era un gruppo di ragazzi a indossare un burqa e sfilare per via, ricordando ai concittadini quanta oppressione s’accompagna a quei tradizionali paramenti femminili per volontà d’una tradizione maschilista dura a morire. Ieri come oggi.

 

Le cronache raccontano che i ragazzi sono stati scherniti da uomini coi turbanti, e anche da chi veste all’occidentale. Uniti nell’intenzione di non offrire spazio alle ennesime promesse della politica che, col presidente Ghani, rilancia un’apertura nella vita quotidiana per le donne. Quando più di dieci anni or sono una giovanissima Malalai Joya, l’attivista del Revolutionary Association Women of Afghanistan, chiese la parola nella grande assemblea della Loya Jirga, denunciando la presenza in quell’assise di sanguinari Signori della guerra e di usanze patriarcali d’oppressione verso le donne, venne cacciata dalla sala fra urla e improperi del Gotha del combattentismo tribale. Questi comportamenti sono stati avallati dal governo Karzai e dalle truppe “liberatrici” dell’Isaf di cui fa parte anche l’esercito italiano. Malalai Joya, nel frattempo cresciuta, e non meno risoluta d’un tempo, scampando a vari attentati, continua la sua denuncia rivolta anche all’Occidente, andato lì afferma “per sostenere le donne, invece chi ha sostituito i talebani al potere agisce esattamente come loro”.

 

Enrico Campofreda

 

7 marzo 2015

 

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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