Incerto mondo

Enrico Campofreda

Afghanistan, libri per combattere le bombe

Afghanistan, libri per combattere le bombe

Più che bibliotecario Muhammad si definisce custode, perché dei libri si prende cura come fa coi suoi nipoti. Assieme a Matiullah, che ha studiato scienze politiche prima a Kandahar poi in India, ha utilizzato una casa rurale nel distretto meridionale di Panjwai, dove in un angolo sono ancora ammassati materassi e panche, e lì hanno allestito una biblioteca. Entrambi ritengono che nella nazione dove occupanti statunitensi, signori della guerra locali e talebani pashtun impongono alla popolazione morte e soprusi le armi possono essere rimpiazzate da un po’ di cultura. Quella cultura ostacolata da un sistema che, ieri come oggi, con Karzai come con Ghani alla presidenza, inganna la gente, usurpando i più umili e diseredati. Matiullah insegue quest’idea che, utopica o meno, cerca di applicare con metodo, creando spazi per i libri anche nelle province, e sono tante, dove impazza la violenza. A Panjwai la biblioteca ha aperto nello scorso gennaio e ha iniziato ad avere un po’ di visitatori, giovani e qualche adulto incuriosito.

Per avere in lettura uno dei testi della biblioteca occorre lasciare il proprio nome nello schedario, per favorire il prestito alle donne e preservarne la privacy nei confronti dei ferrei assertori del pastunwali – le norme tradizionali e patriarcali che, ad esempio, ne impediscono la circolazione se non accompagnate da un uomo di famiglia – Muhammad ha pensato d’indicare uno pseudonimo al posto del nome femminile. Seppure lo stratagemma, nel caso di mancata restituzione, potrebbe fargli perdere qualche libro per assenza di dati certi sulla persona, l’iniziativa è in corso. Una biblioteca nelle città vedrebbe un flusso maggiore di lettori, però Muhammad e Matiullah sono interessati a tessere una rete di contatti proprio nei villaggi più isolati. Un lettore in queste aree abbandonate è più prezioso di cento nei centri urbani. Utilizzando i contatti sul web Matiullah ha raccolto testi per creare iniziative simili anche in altri distretti sottoposti ad attacchi talebani e controffensive governative e della Nato.

Se si pensa alla quantità di denaro che nel tempo la comunità internazionale ha riversato nel Paese asiatico senza creare né servizi essenziali (scuole, ospedali, strade), né altro genere di strutture (biblioteche, cineteche, centri di ritrovo per giovani e anziani) traspare il totale fallimento delle sedicenti “missioni di pace” portatrici di democrazia, e dei governi fantoccio, sostenuti dagli Stati Uniti, che continuano a riciclare nelle istituzioni sanguinosi criminali. Ovviamente le leadership mondiali fanno finta di non sapere, parlano solo degli assalti dei fondamentalisti islamici e, non riuscendo a sconfiggerli, cercano di stabilire con loro tavoli di trattative che lasciano la situazione in un disastro brutale. Le uniche e concrete iniziative sociali verso la popolazione sono realizzate da opere di volontariato singolo, come questo descritto, e da organismo democratici locali, quelli vicini alla rete delle donne Rawa (Revolutionary Association Women of Afghanistan) supportati da piccole Ong straniere.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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