Incerto mondo

Enrico Campofreda

Afceco di Kabul, l’istruzione contro l’abbandono

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I ragazzi di Kabul conoscono l’acronimo Afceco. Magari non tutti lo decriptano in Afghan Child Education and Care Organization, ma sanno che in quella palazzina a tre piani, lungo una via polverosa o fangosa della periferia, si prendono cura di chi non ha neppure un parente che possa aiutarlo. Gli orfani sono una piaga di quel Paese da tredici anni occupato dalle truppe Nato e da trentacinque afflitto da guerre senza fine. A perdere entrambe i genitori o anche gli zii sono tuttora in parecchi.

L’orfanotrofio di Afceco è essenziale, né ricco né povero, si presenta soprattutto dignitoso. E’ animato da un nutrito, gruppo di efficienti volontari coordinati da due coniugi che si chiamano Andeisha e Jamshid. L’organismo non riceve alcun finanziamento governativo, s’autogestisce grazie alle donazioni estere, e per tutto il 2013 ha registrato una vera persecuzione da parte dello staff dell’ex presidente Karzai che l’accusava – in maniera totalmente infondata – di convertire i giovani ospiti ad altre fedi (soprattutto il cristianesimo) e d’incentivare la prostituzione. Proprio così! Si trattava di addebiti infamanti che avrebbero dovuto gettare discredito sull’iniziativa e farla naufragare.

L’Afceco ricevette anche una fatwa (un editto religioso islamico) che ha limitato molto i piani didattici, s’è sfiorato il rischio chiusura. Comunque questo sogno di offrire piccole chance a giovani segnati dalla politica imperialista nell’Asia è quanto di più concreto i ragazzi afghani dai sette ai sedici anni possano ricevere. Uno dei maestri, Rassul, viene dalla provincia di Ghazni, a sud della capitale. Studia economia all’università e impartisce lezioni di matematica e fisica nell’orfanotrofio. E’ lui che illustra l’organizzazione della giornata: “Sveglia alle cinque, abluzioni, colazione e via a scuola. Al rientro pranzo, poi lezione d’inglese. Quindi l’attività sportiva: il calcio si tiene nella spianata vicino al vecchio Palazzo Reale ormai in rovina; mentre per il taekwondo c’è uno spazio al chiuso nella struttura stessa”. L’orfanotrofio ha anche un gruppo musicale che si esercita in alcuni pomeriggi presso un altro comparto abitato da sole studentesse di età maggiore: dai quattordici ai diciannove anni. Il maestro Rassul rivela che la pianificazione concede due ore di tivù giornaliera, con un solo film d’azione a settimana. Tanto per educare ad altro: “Gli occhi di questi bambini hanno visto già tanta violenza, quella scenica la sentiamo davvero fuori luogo”.

Enrico Campofreda

14 ottobre 2014

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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